Lo spero

È quello che aspettavo, Doc. Dalla mattina in cui mi sono svegliato nel sacco a pelo e ho sentito l’urlo di Gaia espandersi per tutto il campo. Lei che dice? Cosa mi consiglia? Vado, non vado, sono pronto, non sono pronto? Se la ricorda la prima volta che ci siamo visti? Avevo 19 anni, tre anni dopo la faccenda. Mi consigliò il suo studio una professoressa, diceva che mi ero spento. Tre anni con la spina staccata, disse la prof a mia madre. Era uno di quei pomeriggi freddi, verso gennaio, quando sta per finire il primo quadrimestre e ci sono gli incontri scuola-famiglia. Con i registri elettronici i genitori hanno cominciato a sapere tutto, a seguire le mattinate di scuola in diretta o in differita, note, voti, assenza, giustifiche, entrate in ritardo, tutto. Lei ricorda quando andava a scuola, Doc? Di certo non c’era nulla di elettronico e se voleva fare filone bastava uscire con lo zaino e non prendere la strada per scuola. Da noi bisognava spaccarsi la testa, Doc, un bordello solo per saltare un’interrogazione o un compito, per non prendere un voto di merda e sa cosa c’è di ridicolo? Che alla fine,  si faceva filone per i genitori stessi, perché i brutti voti colpivano loro in primis. Noi che pigliavamo 3 in matematica ce ne fregava, ma loro, cazzo, ci stavano male. Mia mamma ci pensava le notti ai miei voti, alle insufficienze e credo si dessero la colpa, intendo  i genitori, si davano la colpa per i voti merdosi. Sarebbe stato più utile vedere la scuola come un talent, penso io, risultati da ottenere e  armi a nostro favore, no? assenze, giustifiche, entrate alla seconda ora, in casi straordinari anche fingere di stare male, gestire tutto, senza ansia o altro. Solo che c’è ancora

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