Storia di un altro

C’erano delle mosche morte sul mio casco da pilota numero 24. Le vedevo da terra. Il maresciallo suonava il campanello. La donna delle pulizie: «Non apre non risponde ho sentito un colpo vi prego!» Il maresciallo entrò in casa. Si sentì il rumore dei tacchi. Doveva avere le scarpe usate ai battesimi, tirate a lucido forse per l’occasione che mi ero sparato. «Dov’è?» La donna delle pulizie sibilò qualcosa. Gli agenti si scagliarono contro la porta. Da dentro, sentii il

Continua a leggere

Torti

Il belvedere di Torti era un cumulo di voci bianche, che si estendeva da un lato all’altro della piazza. I bambini erano vestiti a festa. Il parroco apriva le mani fissando il cielo e la folla, al ritmo delle parole della Pasqua, che per lui erano una specie «di libertà, di santità». «Dobbiamo» ripeté Raffaello. Aveva il naso grande, con le narici lunghe, uno strano modo di respirare. «Arrivo, tra un po’» dissi. Continuò a scendere dalla torre. Mi affacciai

Continua a leggere

Carne

Cade un anello dalla scrivania. Scivola da una pila di fogli. Elisa guarda l’orologio. Si sente il trillo di Skype. Boris risponde. Esce fuori un ragazzo: «La strada è in tilt». Elisa si avvicina. «Vasyl si volta, tira calci al bidone della spazzatura. Vedo una massa di giallo, che esplode. Vasyl mette le mani in faccia. Ha un tatuaggio sul braccio. Ci sono i giornali lasciati a terra dagli impiegati.» Il ragazzo ha i capelli spessi, turchini, folti, gli occhi

Continua a leggere

Site Footer

Sliding Sidebar