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Non addio, ma ciao per sempre

Da tempo la casa editrice Salani, nota al grande pubblico per la qualità del lavoro nel mercato per ragazzi, ha allargato la sua produzione, raccogliendo successi sia nella saggistica che nella narrativa, internazionale e di genere. In questa linea, di recente è nata la collana Le Stanze, uno spazio di ricerca la cui idea è quella di dare voce a storie originali, fresche e al passo con la contemporaneità.

Ciao per sempre trova posto qui: un romanzo per pubblico adulto, in una collana giovane, che al momento dell’uscita del libro (aprile 2021) contava ancora pochi titoli.

L’autrice è Corinna De Cesare, ha trentotto anni, origini meridionali, esattamente della provincia di Bari ed è una giornalista. Il suo nome è legato soprattutto alla attività svolta sui canali social e alla newsletter femminista thePeriod, fondata nel 2019, con lo scopo di demolire i tabù e di farsi portavoce di un universo femminile, spesso ridotto al silenzio.

Ciao per sempre è il suo romanzo d’esordio, un viaggio a ritroso nel tempo e nelle proprie incertezze, in cui è facile perdersi, ma non si rimane mai soli.

A rispondere ci prova Margherita, la protagonista, insegnante precaria che fatica a trovare la sua strada e giovane donna sui trent’anni, con sogni e ambizioni, ma senza una direzione da seguire.

«Ogni famiglia ha un segreto, piccolo o grande che sia […] Possiamo davvero dire addio a una persona, a un posto che abbiamo amato o che ha fatto parte di noi?»

L’architettura del libro è circolare. Si comincia parlando di una fuga, che è anche una partenza, una fuga fatta di parole non dette, messaggi senza risposta, pensieri soffocati, e una partenza verso una meta diversa e sconosciuta, in cui nascondersi e poter ricominciare. Ma non è facile svincolarsi dai legami con il proprio passato e

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Tre appartamenti

Non è per nulla scontato scrivere una recensione di un libro tecnicamente perfetto. Esistono perfezioni diverse, in letteratura. Quella di Tre Piani, di Eshkol Nevo, è una di quelle perfezioni che dipendono dalla natura dialogica del libro. Nelle tre storie narrate l’autore riporta tre lunghe confidenze che un narratore in prima persona, sempre diverso, effettua nei confronti di un’altra. In tutti e tre i casi il narratore si rivolge al suo interlocutore contando su una base solida, di confidenza totale. Inoltre in tutti e tre i casi della narrazione l’interlocutore è lontano: lontano nel tempo nel primo caso, via lettera a un’amica nel secondo, con una registrazione al marito defunto, nel terzo. Nevo sceglie quindi di giocare, di narrare, sul piano più sornione che si possa immaginare: è inattaccabile. Le narrazioni non possono mai essere messe in dubbio, anzi, in un certo senso l’interlocutore si costruisce man mano che la narrazione evolve, dato che chi racconta sa perfettamente, cioè in anticipo, le reazioni di chi dovrà ricevere quel discorso. Inoltre la complicità è totale anche in virtù delle azioni raccontate. Si tratta di fatti complessi, che comprendono personaggi complessi, sfaccettati, che si muovono in situazioni piene di sfumature. Ci sono errori, momenti retorici, clichées, nelle loro scelte e nel mondo che li circonda. Chi racconta confida nella comprensione dell’altro. La complicità è totale sul piano morale e in esso è circoscritta. La comprensione da parte dell’altro, in questo senso, è la vera protagonista del romanzo. Non è pensabile la sua assenza. In questo l’autore è sicuramente magistrale. Ma proprio qui c’è un eccesso di tecnicismo, se è vero che anche l’autore si rivolge allo stesso modo nei confronti del lettore. I suoi personaggi sono infatti estremamente lineari, perché lineare è la narrazione. Intorno a loro tutto evolve, e repentinamente, ma

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Reality, Giuseppe Genna

Esistono numerose buone ragioni per leggere Reality di Giuseppe Genna. Innanzi tutto occorre precisare che l’autore insegue l’esigenza di raccontare l’esplosione di Covid-19 e del lockdown senza attendere. Lo scrive subito, tra febbraio e fine primavera del 2020, consapevole forse che occuparsene può impedire alle nostre individualità di rifugiarsi o di scappare. Non a caso il sottotitolo (o come ha fatto notare Tommaso Pincio nel post Facebook di Genna del primo luglio dello stesso anno, il «sopratitolo») del libro è «Cosa è successo», ovvero un lavoro che nasce per spiegare il più fedelmente possibile  questo evento epocale che non può non aver modificato percezioni, comportamenti, abitudini più di quanto ciascuno di noi sappia riconoscere.

Fatta la dovuta premessa, Genna non si esime da un certo imbarazzo, da uno smarrimento che è di tutti e suo come primo scrittore che si è occupato del problema mentre, e non dopo, e lo conduce su un piano letterario e universale, sulle dinamiche sociali e sulla politica d’Italia, di Milano, di Bergamo. E non sono escluse riflessioni religiose, mediatiche, cronachistiche. Ma Reality non è un diario della quarantena, come hanno suggerito altri testi usciti di recente e come in effetti era stata comprensibilmente la direzione del mercato editoriale, pur fermo, di quei mesi e anche dopo. Questo è un dato sostanziale per capire come mai l’interesse per questo libro andrebbe decisamente aumentato, prima di tutto perché l’autore passa attraverso sé stesso solo quando è strettamente necessario che accada. Se lo fa non si esime da quello stesso sguardo asciutto, lucido e tagliente che da sempre lo contraddistingue come scrittore.

Genna si fa testimone, che in questo caso è testimone assoluto, perché ci racconta ciò che a tutti non è  dato vedere. Da subito il testo ci mostra le impressioni dei reparti Covid. Sono pagine

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