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La parola oscillante

«Un lieve, sottile disagio, quando già l’interlocutore non si mostrasse capace di produrlo da sé, per individuale talento, come una vegetazione spontanea, veniva immancabilmente gettato nel terreno dall’ingegnere De Rossi sotto forma di un’innocente domanda.»

Leggere Sinigaglia è come bere un distillato di saggezza, lo si assapora meglio lentamente, lasciandosi andare fra le parole come una barca cullata da onde materne. E quando l’onda che arriva è un po’ più alta delle altre, la si guarda arrivare comunque con bonomia, sapendo che un poco di timore può essere accettabile, che un lieve disordine o un leggero smarrimento sono un prezzo giusto per vedere vestiti di colori più puri i concetti di bellezza, desiderio, eros, abbandono, rifugio: perlato avvolgente, rosa acceso, verde accogliente, giallo pingue e rosso scottante: e nero brillante.

I temi sono appunto quelli a cui le più recenti uscite di questo autore ci hanno abituato. Così, in Grave disordine con delitto e fuga, titolo che sembra veleggiare fra Simenon e un’opera musicale, i temi sono quelli che più spesso abbiamo imparato a conoscere, a cui dobbiamo aggiungere l’ironia, l’altro tratto caratteristico della sua scrittura, presente sin dai tempi del Pantarei, il suo primo lavoro, tornato nel mondo editoriale solo da pochi anni dopo la prima pubblicazione, dimenticata, del 1985. Ironia che si scorge sin dal titolo, dato che il protagonista De Rossi parla con costanza di lieve disordine. Ma tempo al tempo, perché va comunque reso onore alle virtuose intenzioni di Giuseppe Girimonti Greco e di Terrarossa edizioni, che un passo alla volta stanno facendo conoscere l’opera sempre più sfaccettata di Sinigaglia.

C’è, nella sua

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Sottolineature

Sottolineature è un podcast del nostro Marcello Conti, uno spaccato sulla saggistica che coinvolge gli autori e riflette sull’attualità attraverso i libri. Il podcast si può ascoltare su Spotify, Apple Podcast, Spreaker e altrove. Tre episodi che vi suggeriamo hanno come ospiti Guido Vitiello, Stefano Feltri e Pietro del Soldà, sui libri Il lettore sul lettino, Il partito degli influencer e La vita fuori di sé.

Ep. 14 – “L’avventura è un elemento che tendiamo a relegare ai prodotti di finzione e che raramente prendiamo in considerazione nelle nostre vite reale. E se fare scelte avventurose, uscire dalla nostra comfort zone e dal recinto confortante della abitudini, fosse non solo possibile ma anche necessario per diventare davvero noi stessi?”

Saggistica | La vita fuori di sé | Pietro Del Soldà | Marsilio | 256 pagine

Ep. 10 – “Gli influencer sono diventati i grandi protagonisti del mondo dei social e delle nuove forme di intrattenimento di massa. Hanno costruito un modo di comunicare in cui il confine tra contenuti spontanei e pubblicitari sfuma nell’ambiguità. Oggi sono spesso detentori di un potere che li rende in grado di spingere molte persone a determinati comportamenti o consumi, ma anche scelte politiche. Che impatto potrebbero avere sul funzionamento della democrazia?”

Saggistica | Il partito degli influencer | Stefano Feltri | Einaudi | 208 pagine

Ep. 1 – “Ne Il lettore sul lettino (Einaudi) Vitiello ci accompagna alla scoperta di tic, manie e stravaganze che segnano il nostro

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Il segno della differenza

Mordente, taumaturgica, roboante, la scrittura di Alessandra Saugo che in Come una santa nuda ci lascia una testimonianza di sé forte e sentita, che va ben oltre il romanzesco, appoggiandosi con fiducia e incoscienza sulle spalle del grande amore per la letteratura. Edito da Wojtek, questo è il lavoro postumo di una scrittrice che, con la sua parabola letteraria di uscite nell’ombra, il suo nome in sordina, offre invece una voce tonitruante, schietta, allergica alle ipocrisie, ai fronzoli, ai compromessi.

«Perché questi freddi e allegri serpenti, John, entrano in contatto solo con produzioni culturali intellettuali. Si nutrono di questo sterco intellettuale e culturale, la loro vita non si nutre di nient’altro. Non di sentimenti, non si prendono cura di nessuno.»

Saugo parla voracemente di sé, e del femminile e del patriarcato, della letteratura, dei rapporti d’amore e delle nostre virtù, senza concedere sconti, senza reticenze. Un diario privato, il senso di una scrittura che ripone totale fiducia nel darsi e nel farsi accudente, grande madre che può distruggere ma che sa proteggere, parole che possono salvare o spostare, ma sempre scarnificando. Lei è la santa nuda, seducente e invisibile, che esplora con sapienza e volontà i limiti oltre i quali non ci si spinge, soprattutto nella letteratura edulcorante, stereotipata, che si vuole smascherare, certi delle potenzialità di un medium che si dimostra forte nel suo dipanarsi, tela di Penelope che si offre infinita ma necessaria in un panorama che si rivela desolante.

L’autrice si rivela nell’incipit: «Se non ci conosciamo neanche cosa c’entra allora vivere tutta questa estate nella tua repulsione?» Da subito sembra voler manifestare una posizione, marcare una differenza.

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Marcel ritrovato

Abbiamo tutti un conto aperto con la letteratura italiana del secondo Novecento. Siamo cresciuti con i più importanti romanzi di Calvino, di Fenoglio, di Levi e di Gadda, fari di una stagione ricca e variegata che comprende numerosi autori che non serve elencare, ma su cui si ragiona tuttora a diversi livelli, scolastico, accademico, amatoriale e professionale. Si notano oscillazioni importanti nel tempo che riguardano il canone.

Alcuni di loro sono stati ampiamente allontanati da una centralità che sembrava indiscutibile, altri sono stati e sono spintonati da riflessioni critiche non sempre condivisibili, seppur indice di una riflessione più ampia sul ruolo della critica letteraria, accusata di essere marchettismo, adeguamento a linee culturali più politiche che stilistiche. Credo che il punto, semmai, riguardi il mutamento degli stili, certe rivoluzioni estetiche che il postmoderno e gli anni successivi hanno comportato, cosa che dovrebbe spingere a ragionare sui codici, a ridefinirne i confini, gli spazi, a ragionare sui motivi di ciò che è svanito, prima di costringere tutti al gioco della torre.

Sta di fatto che gli ultimi quarant’anni di letteratura hanno favorito una certa atrofia, cristallizzando nell’ombra alcune opere, fra cui questa, Marcel ritrovato, romanzo di Giuliano Gramigna uscito nel 1969, e ora rilanciato proditoriamente da Il ramo e la foglia, con una postfazione del nostro autore contemporaneo più proustiano, Ezio Sinigaglia.

Il romanzo di Gramigna merita del tutto il suo ritrovamento. L’opera può rientrare fra certi romanzi di ampio respiro (penso a Comisso, a Bianciardi, a Cassola), dove prioritaria è una ricerca del Sé attraverso i fatti della vita, erede di una quête che qui confluisce in una ricerca introspettiva assoluta in

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