Filetti di baccalà

Il signor Fausto ha un figlio solo. L’ha chiamato Lorenzo per via del dieci di agosto, anche se lui è di fine giugno. Cancro. Il percorso delle stelle cadenti, il luccicare schivo nel silenzio della notte verde, non lo aveva mai preso per un gioco tra adolescenti. Fosse venuta femmina, l’avrebbe chiamata di sicuro Cometa, come i sogni che cadono nei cassetti quando viene il giorno, o i respiri che interrompono i discorsi troppo seri e le mezze verità.  Aveva

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Due occasioni

Alla fine l’Hindenburg è esploso, trentasei persone sono morte, la flotta degli Zeppelin è stata smantellata, i nazisti hanno iniziato e perso una guerra mondiale, e la foto della tragedia – l’enorme sigaro volante, l’alto traliccio di attracco e la palla di fuoco che divora l’uno e l’altro – è famosa in tutto il mondo. Eccolo signore e signori, stiamo assistendo a uno spettacolo straordinario, sconvolgente. È giunto dal cielo proprio sopra di noi e ora sta compiendo una manovra

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Mani sudate

Roberto la mattina esce di casa per andare all’università. Studia Giurisprudenza, ha una buona media, è l’unico della sua famiglia ad aver raggiunto un simile titolo di studio. Mentre suo padre faceva la vendemmia o tirava il latte dalle zinne delle mucche o coglieva i pomodori, lui sottolineava libri su libri. Viveva a Siracusa, non ha mai pensato di andarsene, ma poi il fascino della città l’ha strappato via dall’isola. Ora Roberto vive a Roma, suo padre sapeva che non

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Si può seppellire l’Amministratore Delegato nella hall?

Ci si dà del tu senza conoscersi, lo fanno tutti in questa sala al venticinquesimo piano di un grattacielo di vetro e acciaio, ma solo per un minuto, il tempo di scambiarsi i convenevoli e condividere poche sorsate di un drink annacquato, poi l’imbarazzo, o la noia, o una fasulla curiosità prendono il sopravvento e ci si separa, i diversi gruppetti quasi sincronizzati fra loro, eterodiretti se non proprio coreografati. A uno di questi giri di quadriglia resto solo, poi

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Torti

Il belvedere di Torti era un cumulo di voci bianche, che si estendeva da un lato all’altro della piazza. I bambini erano vestiti a festa. Il parroco apriva le mani fissando il cielo e la folla, al ritmo delle parole della Pasqua, che per lui erano una specie «di libertà, di santità». «Dobbiamo» ripeté Raffaello. Aveva il naso grande, con le narici lunghe, uno strano modo di respirare. «Arrivo, tra un po’» dissi. Continuò a scendere dalla torre. Mi affacciai

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