Olenekiano

…peu actifs, voraces, croqueurs de petites proies, rôdant sur le sable humide, protégés par une armure impénétrable, rois de la création à une époque où il suffisait d’être solidement charpenté pour obtenir le sceptre…
C. Flammarion, Le monde avant la création de l’homme

Pareva che fosse di Mazzarò perfino il sole che tramontava, e le cicale che ronzavano, e gli uccelli che andavano a rannicchiarsi col volo breve dietro le zolle, e il sibilo dell’assiolo nel bosco. Pareva che Mazzarò fosse disteso tutto grande per quanto era grande la terra, e che gli si camminasse sulla pancia.
G. Verga, La roba

Mia sorella Pinuccia è il tipo di parente che ti ritrovi sempre tra i piedi anche dopo che non ne hai più la necessità. In famiglie come la mia il tempo passato insieme è davvero poco; per di più nel nostro caso c’erano davvero troppi figli e mamma, l’unico genitore disponibile, ci ha badato un tanto al chilo e solo finché ha potuto, cioè per poco tempo. Ci siamo separati, io e i miei fratelli e sorelle, nella convinzione che non ci saremmo rivisti mai più. E così è stato tranne che per Pinuccia, che dopo qualche anno di vagabondaggio ha messo su casa proprio accanto a dove sto io.

«Bisogna che te ne vai, Pinuccia» le ho detto quando l’ho scoperto.

«Dimmi una sola ragione per cui dovrei farlo.»

«Qui comando io.»

«Fin . Da lì in poi comando io. Io sto a casa mia e tu a casa tua, vedrai che non ti

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Il bisogno e la necessità

Demetrio Paolin torna in libreria nella serie Tetra con Il bisogno e la necessità, un testo che esplora ancora una volta tematiche care allo scrittore torinese: la morale, la morte, l’Io, spingendosi ancora più oltre, se possibile, rispetto ai suoi lavori precedenti, in modo, si potrebbe dire quindi, enfatizzato, più esposto. Sin dal titolo si intuisce di avere di fronte un intento di esplorazione dei due concetti che hanno uno speciale punto di contatto sia con la filosofia sia con la quotidianità, e la scrittura di Paolin è in questo senso analitica, fredda, ai limiti dell’ossessività.

Del resto però l’autore dimostra un senso di spaesamento, di timore del sapere e dell’essere allo stesso tempo. La sua presenza è una partecipazione dal buco della serratura, un restare sulla soglia che si svela più volte lungo il testo e che trova forse il suo compimento nel personaggio di Demetrio, una figura del tutto irrisoria ma in un certo senso determinante, un inserto ambiguamente autofinzionale in un personaggio giovane che assume le sembianze di Angelo della Salvezza: la salvezza, del resto, altro punto cardine della poetica di Paolin, da sempre interessato al complesso e fertile rapporto fra Dio, morte, vita, dolore e ovviamente letteratura.

Paolin pare voler giocare con questo sguardo defilato sin da subito, con questo sottrarsi dell’Io. Il testo si apre infatti curiosamente con un verbo essere alla terza persona singolare immediatamente seguito da una lunga parentesi descrittiva di elementi che ritroveremo più oltre. Alla chiusura della parentesi ci aspetta però una sorpresa, poiché troviamo le parole «questa cosa» scritte in corsivo, ma ancora seguite da una seconda, lunga

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