Madama Matrioska

È ormai popolarmente nota quella esemplificazione della teoria del caos secondo cui il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo. In altre parole, da qualunque evento possono derivare catene di conseguenze imprevedibili: un concetto che apre a una prospettiva vertiginosa di possibilità, esplorate spesso e volentieri dalla letteratura in chiave metanarrativa con racconti che esibisco platealmente come i rapporti di causa-effetto siano la materia essenziale di cui è fatta ogni trama. 

In questo filone si inserisce Madama Matrioska, esordio di Anja Boato, nonché uno dei primi titoli dell’appena nata casa editrice Accento. La matrioska del titolo è già una descrizione della struttura del libro, che è composto da una serie di storie l’una dentro l’altra. Di fatto ogni capitolo è un racconto quasi indipendente, se non fosse che il personaggio al centro di ciascuna storia appare già (in genere in un ruolo marginale) in quella precedente. Insomma, quello che in un racconto è solo una comparsa, diventa protagonista nel racconto successivo. Di più: procedendo cronologicamente a ritroso, ogni capitolo racconta l’origine (spesso un dettaglio insignificante per un personaggio, ma che sarà decisivo per un altro) di ciò che innescherà o segnerà una svolta nella storia che abbiamo letto appena prima. E così partendo da una situazione dalle atmosfere pulp (due uomini devono sbarazzarsi di un cadavere) si comincia a seguire all’indietro il concatenarsi di cause che hanno portato fino a lì, conoscendo una serie di personaggi le cui azioni influenzeranno inconsapevolmente le vite altrui. 

Comparse che diventano protagonisti, dicevamo. O forse no, perché il tratto che accomuna tutti i personaggi è quello di rimanere comunque inchiodati in una condizione di comparse della vita. Dalla conduttrice di una sgangherata trasmissione di una televisione locale che tenta di ripartire da zero dopo aver scoperto il tradimento del marito al malato di narcolessia che non riesce ad avere una vita normale, dalla ragazza madre con disturbi mentali all’impiegato di una agenzia di onoranze funebri rimasto incastrato in una esistenza che non ha scelto, quasi tutti i personaggi sembrano condannati alla marginalità, all’invisibilità, vittime di destini imposti contro la loro volontà. «Tommy meritava di meglio, come la Cecilia», è un commento in cui ci si imbatte a un certo punto, riferito ai protagonisti di due capitoli differenti, ma che si può allargare a tutti i personaggi di questo libro. Tutti “meritavano di meglio”, ma qualcosa (sia una malattia, un padre oppressivo o semplici circostanze sfortunate) hanno fatto sbandare le loro vite su binari che paiono irrimediabilmente sbagliati. 

Il gioco delle matrioske, dunque, non si riduce a mero divertissement letterario grazie a una coerenza tematica di fondo che si mantiene anche nella varietà di punti di vista e registri (si alternano narrazioni in terza e in prima persona; a resoconti distaccati possono seguire pagine di diario o dai toni favolistici). I limiti del romanzo si riscontrano, invece, in una certa “astrattezza” dell’ambientazione in cui queste storie e questi temi si sviluppano. Lo sfondo dentro cui tutto si svolge resta vaghissimo: ci troviamo in una città italiana senza nome in cui non emerge mai nessun particolare che consenta non dico di collocarla sulla carta geografica, ma neppure di darle una qualche connotazione particolare. Un discorso simile si può fare a livello linguistico. Per quanto attraverso forme diverse (dialoghi, racconto in prima persona o in stile indiretto libero) i personaggi prendano spesso la parola, il loro linguaggio raramente diventa una chiave d’accesso ulteriore per comprenderli. E finiscono così per risultare un poco astratti anche loro. 

Madama Matrioska rimane in ogni caso un’opera prima solida, soprattutto in virtù delle sua peculiare struttura. Senza svelare nulla possiamo dire che il finale va verso una simbolica chiusura del cerchio senza il quale si sarebbe rischiato un senso di incompiutezza. Ma intelligentemente l’autrice introduce anche un ultimo scarto rispetto le attese: se il penultimo capitolo chiude il cerchio, l’ultimo lo riapre presentando una serie di nuove pillole narrative che recuperano altri personaggi prima solo sfiorati. Una maniera per suggerire che il gioco potrebbe andare avanti in eterno, diramandosi in una moltitudine di direzioni. E per ricordarci come gli uragani che partono dal battito di una farfalla (da ogni battito di farfalla) siano infiniti. Come le storie che si possono raccontare.

Narrativa | Madama Matrioska | Anja Boato | Accento | 184 pagine

Marcello Conti è nato in Piemonte nel 1992. Si è laureato in Lettere moderne a Torino e ha studiato giornalismo a Bologna. È giornalista professionista e collabora come cronista con Repubblica. Cura il podcast indipendente Sottolineature, dedicato alla saggistica.

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