Sillabario all’incontrario

Nella tradizione italiana dei sillabari, Parise, e in parte Savinio con la sua Nuova Enciclopedia, ci avevano mostrato quello che Sinigaglia ha colto in pieno: un sillabario non è un semplice incasellamento in categorie definite (in questo caso le lettere), ma uno spazio di libertà dove comporsi e comporre un ordito a piacimento. Quelli sono stati e sono libri che sistemano, mettono in ordine, vengono incontro allo smarrimento congenito di ogni lettore. Qui il destinatario dei benefici di questa pratica, come apprendiamo sin dall’introduzione, è lo stesso autore. Viene addirittura in mente, leggendo il Sillabario all’incontrario (edito da TerraRossa), che il criterio, portare avanti un’esplorazione à rebours, debba inevitabilmente condurci comunque, imprescindibilmente altrove, e quindi oltre. Oltre è infatti la lettera O scelta da Sinigaglia proprio per marcare una differenza fra un “non qui” e un “più lontano”. Anche Lontano è un’altra delle scelte di questo sillabario diffuso. Il suo titolo alternativo potrebbe essere “Guida ragionata per smarrirsi”.

«Ciò che questo libro ha di insolito è il fatto di essere nato da una vera e banale malattia del corpo, che soltanto in un secondo tempo si è trasformata in una malattia dell’anima da curare con la scrittura.»

Infatti non scrivere per comprendere la propria natura è il punto su cui soffermarsi, ma la scelta della metodologia da adottare a essere uno svelamento che si costruisce nel suo stesso scriversi. 

In altre parole il Sillabario si fa modo di parlare di sé, va a comporre una sorta di trama, il pezzo ragionato di un’autobiografia. Come già nel Pantarèi, il primo romanzo di Sinigaglia e in un

Continua a leggere

Karolus

Nell’immaginario comune, ogni personaggio storico ha una caratteristica dirompente, motivo stesso per cui se ne ha memoria nella miriade di nozioni storiografiche. Carlo Magno, Karolus in latino, è affiancato alla vittoria. Vincere non è una qualità umana, esistono situazioni in cui si vince e altre in cui si perde. La vittoria è una condizione. Nella prassi culturale dell’Occidente, esistono i vincenti e i perdenti, perché interpretata come un’attitudine. L’imperatore è lo stereotipo per eccellenza dell’attitudine “la vittoria”, non a caso ben calcata dall’educazione scolastica. Lo è per l’immaginario europeo, non solo in Italia. Lo è per la cultura popolare, tradotta nei secoli. Lo è per i bambini e gli adulti. A questo personaggio, Carlo Magno, si rifà uno degli scrittori italiani di romanzi storici per eccellenza, Franco Forte, in una lunga review della vita di Karolus; dalla sua incoronazione a ritroso tra vicende familiari e politiche, fino ai particolari di battaglia – cioè di pratica del potere primordiale –, fin dentro la tentazione del gossip, che come già per Il Trono di Spade, fortunatissima serie televisiva di dominio mondiale, si fa potere e capacità narrabile della condizione umana di ogni secolo.

«Una ragnatela di piccole imperfezioni distorceva il riflesso nel grande specchio di bronzo, ma Carlo non se ne curò. La sua figura imponente avrebbe suscitato l’ammirazione della folla, grazie soprattutto ai preziosi abiti che indossava. La toga bianca bordata di porpora, nello stile degli antichi imperatori romani, era nascosta in parte da una ricca clamide trattenuta sulla spalla da una fibula d’oro, dono dell’arcivescovo Teodulfo. I morbidi calzari di feltro, lavorati da sua moglie Liutgarda, erano impreziositi da tibiali di seta che

Continua a leggere

Site Footer