L’egida di Narciso

La struttura caratteriale narcisistica è un contratto. Concetto per spiegare, nell’ambito del libro dello psicoanalista Christopher Bollas Tre caratteri, che Narciso di per sé non esiste. Centrali sono Eco, silente come punizione per l’eccessiva loquacità, e Narciso, giovane preso dal suo riflesso, il quale non riesce a fare a meno di distruggere la propria immagine. Eco è stata punita da Era, può ripetere solo ciò che gli altri le dicono. Incontra Narciso, si innamora della sua bellezza. Eco tace. Lui la rifiuta, facendola morire in solitudine. Stessa fine farà Narciso, per mano di Nemesi dea della vendetta. Quando si reca a una fonte, Narciso s’innamora della propria figura riflessa nell’acqua, che man mano sparisce. Perciò, non può andare via e allo stesso tempo gli è negato avere quello che desidera. Il narcisista, come suggerisce il mito, rifiuta l’oggetto primario – la madre – sostituendolo con un altro, istituito dal Sé.

«Se l’altro tenta di di coinvolgere il Sé, quest’ultimo lo rifiuta e l’altro va in pezzi. Abiezione. Eco tenta di coinvolgere Narciso ed è respinta. Narciso tenta di coinvolgere sé stesso e viene distrutto. Ambedue muoiono nei rispettivi tentativi di coinvolgere un altro.»

La caratteristica della struttura narcisistica è la richiesta di attenzione, sottile e abile. Una forma di appagamento riscossa presso, dando contraccambio.

«Egli vuole introdurre gli altri in una società che egli stesso ha creato e che è tacitamente idealizzante. Questo è il “contratto narcisistico”: ti incoraggio a esaltare te stesso; tu fai la stessa cosa con me; insieme offriamo questo servizio agli altri. Si costituisce così una base rassicurante per un sentimento del valore del Sé altrimenti fragile.»

La reciprocità dell’interesse, fino al limite, ricorda un simbolo di normalità, meccanismo frequente: il cardine del vivere sociale nella giungla urbana del secolo, mezzo del riconoscimento e dell’identificazione con il successo. Esisti per emergere, nell’ambito del coinvolgere spasmodico di qualcuno.

Il narcisista funzionale è in grado di formare una partnership che duri nel tempo, solida: con un coniuge, ad esempio, attraverso la reciprocità dell’idealizzazione. Il visuale è predominate sulla parola o sul simbolico: sono chi sembro essere. L’immagine, per Lacan, diventa nodale, mentre il significante è odiato.

«Il significante è odiato perché decentra il Sé, punta costantemente altrove e permette che l’altro in ascolto diventi un partecipante indipendente nel campo della relazione.»

La maggior parte di noi crea un Sé ideale, oggetto delle aspirazioni del Sé. L’adolescenza è un periodo per questo processo e per l’inverso, il timore dell’emarginazione. Ciò rientra nella creazione di oggetti amati incondizionatamente, in sintonia con il principio di piacere di ognuno. Il narcisista, invece, rifiuta l’imperfezione dell’umanità, sostituendo l’altro con il Sé idealizzato. Lo fa per delega, attraverso lo specchio, dentro un circuito complesso raffinato e circolare.

«Camus e Kristeva mettono in risalto la struttura narcisistica, che rifiuta di riflettere su qualunque cosa sia estranea a una coscienziosità opportunistica.»

Il narcisista negativo è la personalità più disturbata, che trasferisce il carattere nell’ambito della psicosi. Scinde i suoi oggetti in idealizzati e non, i secondi li elimina. Reperisce oggetti da odiare, per mantenere un collegamento con ciò che ha scartato. Alcune persone possono essere solari, finché ripongono il Sé e gli oggetti idealizzati in luoghi nascosti. Nel narcisismo negativo c’è il fondamento di razzismo, sessismo e del genocidio.

«Il nero, l’ebreo, il musulmano, l’omosessuale sono denigrati perché diventano figure entro le quali si depositano le parti non accettate del Sé narcisistico. Già odiate a causa della loro differenza, esse costituiscono anche l’altro: il non Sé.»

Il narcisista positivo costruisce un mondo armonioso, è attento nel farlo. Si preoccupa di vivere in situazioni che qualcuno non turbi. Rifugge da relazioni profonde, ma può dedicarsi agli altri. Si tratta di una strategia di successo, per cui la generosità è spinta dal soddisfare l’immagine del Sé. Ha relazioni oggettuali in superficie: un’amicizia profonda richiede la vera reciprocità che non vuole assicurare. Cerca di farsi conoscere il meno possibile; più è così, più è possibile l’idealizzazione. Evita ogni divergenza con l’altro, verso un’omeostasi imperfetta.

«La divergenza è allarmante ma non è catastrofica finché il Sé resta in contatto con l’oggetto-Sé ideale. Tuttavia, quando l’altro sfida il narcisista muovendo obiezioni alla sua posizione, o addirittura al suo carattere, egli ne è disturbato.»

I disturbi del carattere operano attraverso il ricorso a forme di autorizzazione psichica, un nullaosta che renda lecito il malfunzionamento e aiuti il Sé a spiegarsi all’altro, autorizzandolo a non essere d’accordo. Il patto è regolato dal Super-Io, e se chi ne usufruisce supera i limiti, scatta la punizione. Il narcisista negativo può resistere in ambienti stressanti, però se manca il rinnovo all’autorizzazione può crollare in scatti di rabbia o depressivi, in seguito a una catastrofica perdita di fiducia nel Sé.

«Il narcisista, così come non vuole partecipare a una relazione comunicativa nella quale il male e il bene risulteranno inevitabilmente mescolati, parimenti non vuole mettersi nei panni dell’altro. È noto per la mancanza di una vera e propria empatia: è spesso capace di mostrare un interesse stereotipato, che ha in realtà lo scopo di scongiurare un coinvolgimento più profondo con l’oggetto. Questa strategia gli consente di accumulare “frequent card miles” che porteranno ai privilegi ricercati dalla personalità narcisistica come parte del proprio viaggio privato e silenzioso.»

Il partner, prima o poi, scopre che l’apparente generosità è una forma di non-relazione. La sfida è il motivo delle lamentele, che portano alla tipica dichiarazione narcisistica: «Ognuno ha sua idea, il discorso finisce qui». Seguita dall’eventuale abbandono fisico del discorso.

La teoria psicoanalitica del diritto è focalizzata sul periodo edipico, scrive Bollas. Nella lettura lacaniana di Freud il padre è legislatore, cioè rappresenta le norme di una cultura. Durante il conflitto edipico, il bambino scopre di non avere accesso diretto alla madre. La propria esistenza è stata preceduta. Dovrà integrare il padre nel complesso del Sé, per evitare di essere punito. Ma la personalità narcisistica ha aggirato tale momento, distruggendo l’oggetto materno, che ne è la precondizione.

«Una modesta quantità di pensiero è indirizzata alla vita interna e la realtà è sostituita dal virtuale. Quindi, il vuoto narcisistico non è il risultato di un’effettiva deprivazione, bensì della mancanza di una struttura interna.»

Impariamo che, a volte, è necessario ripiegare su noi stessi, quando gli altri ci deludono. Il narcisista è prevenuto sulla decisione di affidarsi all’oggetto primario, trova modi per vivere in una condizione di isolamento psichico, con il Sé valido sostituto dell’altro. Il narcisista negativo, inoltre, fa in modo che varie persone amino il Sé.

«Da tutto ciò che abbiamo detto sopra scaturisce una domanda. Se presumiamo che il narcisista sappia inconsciamente di aver distrutto l’oggetto primario, questo non produrrà in lui un senso di colpa?»

Molti degli stratagemmi sono finalizzati a dilazionare il senso di colpa, alternativa all’accettazione. Esso è mitigato dalla promessa, in Tre caratteri. Un libro utile agli analisti come alle persone comuni, perché l’aspetto patologico viaggia sul filo sottile dell’abilità sociale. Per ciò il saggio analizza le tre strutture caratteriali in maniera relativa: narcisista, borderline, maniaco-depressivo. Di cui la prima ne è la guida.

Recensioni | Tre caratteri | Christopher Bollas | Raffaello Cortina | 166 pagine

Copertina: Narciso, Caravaggio, 1597-1599

Federico Di Gregorio è nato a Teramo nel 1985. Ha pubblicato il romanzo breve Le differenze (Delos Digital, 2017), oltre a diversi racconti per antologie e riviste letterarie. Ha fondato e cura Senzadieci. Ha una newsletter, Contromisura.

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