L’egida di Narciso

La struttura caratteriale narcisistica è un contratto. Concetto per spiegare, nell’ambito del libro dello psicoanalista Christopher Bollas Tre caratteri, che Narciso di per sé non esiste. Centrali sono Eco, silente come punizione per l’eccessiva loquacità, e Narciso, giovane preso dal suo riflesso, il quale non riesce a fare a meno di distruggere la propria immagine. Eco è stata punita da Era, può ripetere solo ciò che gli altri le dicono. Incontra Narciso, si innamora della sua bellezza. Eco tace. Lui la rifiuta, facendola morire in solitudine. Stessa fine farà Narciso, per mano di Nemesi dea della vendetta. Quando si reca a una fonte, Narciso si innamora della propria figura riflessa nell’acqua, che man mano sparisce. Perciò, non può andare via e allo stesso tempo gli è negato avere quello che desidera. Il narcisista, come suggerisce il mito, rifiuta l’oggetto primario – la madre – sostituendolo con un altro, istituito dal Sé.

«Se l’altro tenta di coinvolgere il Sé, quest’ultimo lo rifiuta e l’altro va in pezzi. Abiezione. Eco tenta di coinvolgere Narciso ed è respinta. Narciso tenta di coinvolgere sé stesso e viene distrutto. Ambedue muoiono nei rispettivi tentativi di coinvolgere un altro.»

La caratteristica della struttura narcisistica è la richiesta di attenzione, sottile e abile. Una forma di appagamento riscossa presso, dando contraccambio.

«Egli vuole introdurre gli altri in una società che egli stesso ha creato e che è tacitamente idealizzante. Questo è il “contratto narcisistico”: ti incoraggio a esaltare te stesso; tu fai la stessa cosa con me;

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Corpomatto, intervista

È uscito per Quodlibet, quest’anno, l’esordio di Cristina Venneri. Si chiama Corpomatto e abbiamo fatto quattro chiacchiere con l’autrice.

Il romanzo sembra incarnare molti punti ricorrenti della letteratura contemporanea italiana. L’autofiction su tutti. Tuttavia a un certo punto scopriamo che la protagonista si chiama Marta, eppure si ha l’impressione che fra narratrice e autrice ci sia un rapporto di grande vicinanza. È così?

Il romanzo è autobiografico, non c’è dubbio. Ma non volevo rientrare nel genere dell’autofiction. All’origine c’è la mia esperienza personale che mi ha aiutato a scrivere di ciò che mi interessava. L’autofiction del resto non è un genere a sé e i prestiti della mia vita sono giustamente solo delle parti della narrazione, come succede per tutte le vicende autobiografiche.

Corpomatto è anche, o sopratutto, un bel romanzo di iniziazione, di formazione. La protagonista deve vivere alcune prove: lasciare la famiglia, innamorarsi, scegliere, ritornare. Tutto ha un suo ritmo preciso anche se i momenti a volte si confondono sulla linea temporale. Il trait-d’union sembra essere questo corpo che non va mai nella direzione più comoda, anzi, sembra andare spesso verso la sfortuna, tuttavia è forte e resistente. Marta incarna una persona particolare o un’intera generazione?

Corpomatto è sopratutto un romanzo di de-formazione, pur iniziando come un romanzo di formazione classico. Nel giro di 50 pagine tutto si sovverte perché Marta non ha le basi per far sì che il romanzo si evolva in tal senso. Mi piacciono le narrazioni che si ribaltano rispetto a come sono iniziate.

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