La scintilla necessaria

Dopo la pubblicazione del romanzo Quasi una vita, in libreria nel 2008 con Feltrinelli, Chiara Tozzi, scrittrice e psicologa analista, nonché docente di sceneggiatura, torna sulla scena editoriale con un romanzo fresco, differente, ma ugualmente introspettivo e consapevole.

Oltre che autrice di racconti e romanzi, la Tozzi si occupa anche della redazione di sceneggiature per cinema, teatro, radio e televisione. Ed è così che la tensione è assicurata, nel passaggio da un capitolo all’altro, come si trattasse della rappresentazione di scene sul palco o sullo schermo.

Prima di addentrarci nella lettura del romanzo vero e proprio, l’autrice propone ai lettori due spunti di riflessione.

Il primo è una frase di Elio Pecora, tratta dall’opera Rifrazioni, che recita: «Di quali eroi parliamo? Non certo di quelli che conobbero la paura e l’assenza, ma seguitarono». Si tratta di un accenno, ma le interpretazioni sono molteplici, e tutte valide.

Nicola è un eroe, anche se non crede in sé stesso. O meglio ci crede, ma non in amore. In amore si è lasciato andare tanto tempo prima, da ragazzo, nello stesso momento in cui ha dovuto lasciar andare Sara, all’improvviso e senza volerlo.

E basta poco a turbare il suo stato di serenità, nel lavoro e nella vita privata. Basta, appunto, solo una scintilla, una piccola miccia che aspettava un bagliore per accendersi di nuovo. E nel momento esatto in cui questa scintilla esplode, Nicola comincia a sentire ardere di dentro di sé la stessa passione di quando era un ragazzino, lo stesso ardore che sentiva di provare da adolescente e lo stesso desiderio verso quel suo primo amore perduto, mai del tutto.

Il secondo spunto offerto dall’autrice è legato a questo concetto. Ed ecco che sulla pagina bianca si staglia una parola sola:

scintilla s. f. [lat. scintilla]. – 1. a. Particella minutissima incandescente che si distacca dalla selce o da altre pietre o metalli percossi o sfregati con energia, e che si spegne rapidamente. E così via.

Sono arrivato in cima alla scogliera, sotto di me si apre lo sprofondo del dirupo.

È in questo istante che i lettori si trovano già immersi nel romanzo, con una piccola luce che si accende e si insinua nella sua mente, conducendolo su una scogliera, sull’orlo di un precipizio. Accanto a noi c’è un ragazzo, spensierato e ingenuo. È Nicola. Prima in compagnia, in un momento è già solo.

La data è agosto 2020, ed è qui che inizia e contemporaneamente si avvia a finire la storia di cui la Tozzi si è fatta portavoce.

Esattamente come quando, diciannove anni fa, scoprii che proprio lei, la mia Sara, era scomparsa.

Termina con queste parole la breve riflessione che precede lo svolgersi della narrazione, una pagina e poco più, le parole di un uomo rotto, tra dubbi e sofferenze, la debolezza dei sentimenti e una presenza che ritorna dal passato, pur non essendoci più da tempo, con una forza dirompente che si prepara a turbarci, a tormentarlo come aveva fatto allora.

Dagli anni Sessanta al duemila, fino alla pandemia, Nicola ripercorre la sua vita, alternando tra scoloriti ricordi, nuove consapevolezze e accennate speranze che lo accompagneranno in un viaggio di riscoperta di sé stesso, in cui l’assenza di Sara, libera e sfuggente, sarà costante, fino all’ultimo atto, necessario.

Tutti hanno un tale timore, nelle emergenze. Io invece, mi placo.

Nuove storie | La scintilla necessaria | Chiara Tozzi | Mondadori | 168 pagine