Scrivere per far nascere la fine

Plasmare, dal fango, una qualche figura è opera di bambino e di creatore. Nel racconto Le rovine circolari di Borges un uomo dà vita a un altro uomo, in questo modo. Cosa può succedere se un uomo sceglie la forma del libro? Come si distinguerà l’autore da quel manoscritto? Quale sarà la funzione finale dell’uno e dell’altro?

È una fantasmagoria, questo gioco dell’immaginazione e della scrittura che si gioca a Bucarest, città che è parte di questa visione, dove vive un uomo che è al contempo artefice e oggetto di quella visione, che a sua volta è artefice o oggetto di un’altra visione, così, verso una direzione infinita e labirintica che trova compimento infine solo nell’autore, Mircea Cărtărescu, che con Solenoide segna un capolavoro trasversale a tutte le letterature: ci sono Kafka, Poe, Pynchon, Borges, ma anche Dante, Tudor Arghezi, Piovene (si cita il suo Le stelle fredde) e Lautréamont.

Non dovrebbe stupire, se si conosce Cărtărescu, se si ha letto Abbacinante o persino Nostalgia, con quel gioco della settimana che si fa allegoria, prima del menarca e poi del Gioco come concetto, come metafora della scoperta dell’Universo. L’autore rumeno è un visionario, uno gnostico della scrittura, depositario di una fede nel gesto dello scrivere che sembra contenere ogni moltitudine e ogni parola che verrà. E anche Solenoide è saturo di luci, di colori, di farfalle, di giochi, ma anche di incubi, di acari ingranditi, di dolore, di mostri.

E l’uomo? L’uomo è un insegnante di rumeno che lavora in

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Lo spero

È quello che aspettavo, Doc. Dalla mattina in cui mi sono svegliato nel sacco a pelo e ho sentito l’urlo di Gaia espandersi per tutto il campo. Lei che dice? Cosa mi consiglia? Vado, non vado, sono pronto, non sono pronto? Se la ricorda la prima volta che ci siamo visti? Avevo 19 anni, tre anni dopo la faccenda. Mi consigliò il suo studio una professoressa, diceva che mi ero spento. Tre anni con la spina staccata, disse la prof a mia madre. Era uno di quei pomeriggi freddi, verso gennaio, quando sta per finire il primo quadrimestre e ci sono gli incontri scuola-famiglia. Con i registri elettronici i genitori hanno cominciato a sapere tutto, a seguire le mattinate di scuola in diretta o in differita, note, voti, assenza, giustifiche, entrate in ritardo, tutto. Lei ricorda quando andava a scuola, Doc? Di certo non c’era nulla di elettronico e se voleva fare filone bastava uscire con lo zaino e non prendere la strada per scuola. Da noi bisognava spaccarsi la testa, Doc, un bordello solo per saltare un’interrogazione o un compito, per non prendere un voto di merda e sa cosa c’è di ridicolo? Che alla fine,  si faceva filone per i genitori stessi, perché i brutti voti colpivano loro in primis. Noi che pigliavamo 3 in matematica ce ne fregava, ma loro, cazzo, ci stavano male. Mia mamma ci pensava le notti ai miei voti, alle insufficienze e credo si dessero la colpa, intendo  i genitori, si davano la

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Un mancato addio

Cos’è in fondo una vita? La nostra memoria imprime gli eventi più incredibili e straordinari, ma ciò che realmente ci dà energia è la magia del quotidiano. E cos’è allora il quotidiano? È il lento stratificarsi di una routine, gesti tutti uguali, piccole certezze che costellano il giorno e che in genere finiamo per odiare o identificare con la noia e la depressione. Poi, all’improvviso, tutto va in frantumi. Si pensa, in questi giorni, agli abitanti di Kiev e delle altre città ucraine mentre in Atti di un mancato addio del giovane Giorgio Ghiotti (classe 1994), libro in corsa per il Premio Strega, il fattore scatenante è la scomparsa di Giulio, amico del gruppo di giovani protagonisti che anima le pagine del libro.

La prosa elegante del romanzo porta il lettore nella vita degli universitari di Roma. La Città Eterna ha una sua parte e il quartiere San Lorenzo partecipa alle vicende, con le sue vie dedicate ai popoli italici, i suoi locali, le sue tabaccherie, le sue case un tempo operaie e ora popolate da una fauna mista fatta di studenti, fuorisede, lavoratori, immigrati, prostitute. Se Roma è madre per tanti fuggiaschi, San Lorenzo è il porto in cui molti di questi fuggiaschi e trovano riparo. Non è un caso che nelle prime pagine appaia Bologna, un’altra città rifugio per universitari e non solo.

La voce narrante di Edoardo, studente di Lettere, ci conduce dunque nell’equilibrio spensierato di questo gruppo variegato di giovani, equilibrio che si incrina quando uno

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