A spasso con Aram, spensierato e profondo

Anche Fifty-Fifty Sant’Aram nel Regno di Marte, il secondo dei due volumi che compongono l’ultima fatica di Ezio Sinigaglia, comincia con il solito gusto un po’ irriverente un po’ scanzonato del narratore Aram, il Narratore di questa storia, meglio noto come Warum perché così lo chiama Fifì, Fifty-Fifty, il principale degli altri personaggi di queste storie. Chi abbia letto Fifty-Fifty. Warum e le avventure Conerotiche è senz’altro abituato a questa voce abitata da giochi linguistici provocanti, espressioni intelligenti e capaci di lasciare la propria collocazione per arrivare in territorio nuovo e creativamente fertile. Basta solo il titolo del primo capitolo e reimmergerci in quel suo mondo: Il lattoniere degli dèi.

La storia di Sant’Aram nel Regno di Marte inizia con i soliti amici, un gruppo eterogeneo e ben archetipizzato: ci sono Aram, il fragile ma geniale Stocky e la sua amorfa moglie, i soliti banalissimi Smokecocks, l’intrigante Beauharnais, la pessima Manon. Soprannomi che attingono a diverse realtà, ma tant’è, Warum è un bagaglio di cultura e di ingegno, di ironia e di intenzione. E Fifì, ovviamente, il solito dolcissimo enigma, il bell’oggetto del desiderio di Aram, la perfezione del mai-raggiunto che ha cambiato l’esistenza di Aram addomesticandolo, riuscendo a farlo stare sulle spine ogni giorno, espressione della purezza assoluta. Ma Fifty-Fifty non è mai (ancora) riuscito a far cessare le domande nella testa e nel cuore di Warum. Sembra bene avviato ma qualcosa sembra non completarsi mai non solamente nella metà fisica dei due. E l’arrivo del lattoniere, la sua appartenenza divina non sembra essere tale solo in virtù della sua bellezza, ma per ragioni siderali, come quando il destino si serve di tutta la sua ironia per mandare i suoi messaggi e pretendere le sue risposte. È Sciofì, francesizzazione del suo cognome Cioffi, vecchia conoscenza di Aram, ricomparso ora inconsapevolmente a minare la tenuta emotiva della coppia Aram-Fifì. 

Qualcosa, è evidente da subito, è intercorso tra loro, tra Sciofì e Aram. E qualcosa sembra ancora essere nell’aria. Il secondo capitolo è il loro incontro, è il riaffiorare nella memoria, prima lento poi sempre più definito e preciso, dei tempi del militare, quando in Polveriera Aram, nel Regno di Marte appunto, incarna la figura del sergente, fratello maggiore ideale di 51 anime smarrite. “Ero il capo custode, e non sapevo nulla di ciò che custodivo.” Qui Aram svolge le sue mansioni divertendosi, impiegando tutta la sua frizzante intelligenza e l’amore per i giochi di parole per mantenere un clima sereno e, per quanto possibile, piacevole. Peraltro Sinigaglia ama questi giochi di parole anche sul piano grafico-linguistico. Se già in Eclissi avevamo trovato la felice invenzione dell’inglese italianizzato di Mrs.Wilson, reso graficamente come la trasposizione esatta dei suoni delle parole, qui la stessa soluzione si ritrova con i dialetti di molte reclute. Questo permette a un libro (come già il precedente) scanzonato e divertente di non perdere la sua profondità, che sconfina persino in una riflessione sugli usi della lingua letteraria, qui quanto meno non timorosa di apparire superficiale.

La cronaca delle attività della casermetta si mescola con la comparsa di Sciofì nella vita del sergente Aram. La narrazione si allarga, si prende i suoi spazi, ritorna al presente, suggerisce, pazienta. Si colloca nel mistero persino: questo inatteso incontro quali equilibri sposterà? Fifì inizia a parlare di beffa del destino, Stocky di qualcosa che anche Aram deve avere capito. Ma Aram non ha capito, si sta vivendo questo regalo, questo ritorno, e se nella sua mente si insinua lento un sospetto, Aram non sa quale sia.

Ma si sussegue a buon ritmo la narrazione dei mesi di leva, dove i fatti mettono in luce il carattere sornione e arguto di Aram, il suo affetto e il suo bisogno di affetto. Il centro di questo lungo ricordo è naturalmente Sciofì, “la persona più onesta che ho incontrato”, di cui si racconta questo loro amore a zig-zag, voluto dalle stelle ma non dalle circostanze. Fra loro nasce un rapporto giocoso e innocente, di amore e speranza, nonostante il destino. Il loro nuovo incontro a distanza di anni serve ad Aram per fare un po’ d’ordine nei ricordi, e quindi anche nel presente, essendo sempre stretto il rapporto fra i due elementi, tanto nell’alternanza dei piani temporali del romanzo quanto nei pensieri introspettivi di Aram, sempre più interiori tanto più il suo esterno comodo si fa più stretto, con un grande non-detto che non sta più nella pelle per uscire.

Sciofì e Fifì, Fifty-Fifty che raddoppia e così facendo si dimezza ancora, le anime di Aram che trovano in lui una somiglianza estrema, quasi come fosse la stessa persona emersa da situazioni e tempi diversi. L’uno spingerà l’altro ad azioni inconsapevoli, l’altro spingerà il primo a una nuova consapevolezza. Aram ne sarà tramite, punto mediano destinato a essere perno di entrambi nella presenza e nell’assenza, nella solitudine e nell’amore.

Sinigaglia si conferma autore capace di sorprendere attraverso una quotidianità di dialoghi e situazioni, dove niente è quel che sembra e ciò che è nascosto e segreto racconta le storie del domani, in un  movimento che rallegra lo spirito e rende meno aridi i campi consumati della vita.

Fifty-Fifty Sant’Aram nel Regno di Marte esce oggi 24 febbraio per Terrarossa Edizioni nella collana Sperimentali, dedicata agli scrittori in grado di coniugare solidità narrativa e originalità stilistica, e conferma Ezio Sinigaglia certamente come uno dei narratori più imprevedibili del panorama letterario italiano contemporaneo.

Recensioni | Fifty-Fifty Sant’Aram nel Regno di Marte | Ezio Sinigaglia | TerraRossa | 260 pagine