Le radici del giallo

Carlotto torna alla pubblicazione con Il Francese, fresco di stampa per Mondadori. Il Francese è un macrò, un magnaccia che gestisce un gruppo di prostitute di alto borgo.

O almeno, questa era l’immagine che si era faticosamente costruito, ma non era certo che i frequentatori della sua maison, anche i più assidui, avessero colto la differenza.

Ci tiene alle sue protette, il Francese. Vuole sempre che tutto sia ineccepibile e si sente un benefattore, dato che le donne che accettano di lavorare per lui sono ragazze universitarie che hanno bisogno di soldi o donne in crisi, altrimenti perse. È un uomo che si è fatto da sé, che si è messo in proprio, Toni Zanchetta, che ha deciso di costruirsi un personaggio unico nell’ambiente, più un esteta che un violento, un uomo con dei principi solidi.

La sua abilità consisteva nell’avvicinarle, nel recitare la parte dell’uomo che finalmente le capiva e nell’offrire una via d’uscita. La libertà dopotutto ha un prezzo. Sempre e comunque.

Carlotto si diverte a raccontare questo pezzo di mondo, i suoi codici inattaccabili, le perversioni dei clienti, i non-detti della vita delle donne della maison. Zanchetta vi appare, come spesso accade in questo tipo di letteratura, come un uomo a cui si finisce per affezionarsi, a patto di seguirne la logica, anche perché ne vediamo i pensieri, le spiegazioni delle sue scelte e i suoi dubbi, soprattutto, da quando una delle sue, Serena Perin alias Claire sparisce, e lui si ritrova a indagare le ragioni della sua scomparsa. Il plot da questo momento si arricchisce di personaggi: giornalisti, portieri, collaboratrici, avvocati e ovviamente sbirri. Il

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La verità su tutto (da Simone Weil a Trump)

Spaesante. Come la verità. Una certa verità. La masturbazione, l’orientamento sessuale, la sessualità, il porno, il tradimento, il senso di colpa. I primi passaggi del nuovo romanzo di Vanni Santoni sfiorano, non accarezzano il lettore; proprio come farebbe una mano ancora tiepida sul basso ventre. Poi cresce il desiderio di vederci più chiaro, su quella «Verità su tutto» dichiarata nel titolo Mondadori.

Protagonista è Cleo (Cleopatra Mancini): la quale dopo essersi già abbondantemente messa a nudo nelle prime pagine, tra storie di università e lenzuola, quindi professione e amore, rivendicando piccoli successi, ammettendo errori e ripercorrendo episodi del suo passato che sanno di fallimento ma che comunque fanno parte di un percorso di sviluppo, si concede un’autodiagnosi: «Io volevo andare nella direzione opposta, pensava già questo, Bernhard, da ragazzino, e con una pervicacia quasi mistica, viene in mente proprio Weil che si butta in fabbrica… Avessi avuto un analista, una persona addestrata a deproblematizzare qualsiasi cosa, pagata per obnubilare problematizzando, mi avrebbe detto magari che esageravo a costruire un castello di speculazioni a partire da così piccoli sensi di colpa, che il male che avevo fatto era in fin dei conti minore di quello inflitto da tanti altri» (pag. 73). Balle, «quante balle…».

Perché, improvvisamente, tanti sensi di colpa? Momenti di trascurabile quotidianità diventano pezzi di un complesso puzzle contemporaneo. Una Storia d’amore mozzata dopo otto anni, l’altra che sembra darle pace ma non troppa felicità; un’infanzia e un’adolescenza segnate da un grave lutto. L’età adulta fa scorrere domande in Cleo: cerca risposte nei libri, appaiando alla carriera accademica un nuovo percorso di studi. Ma vecchie aule, esperienze da leader di Collettivo e

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Uno scrittore maiuscolo

Pierre Lemaitre, nato a Parigi nell’aprile 1951, ha insegnato per molti anni letteratura e ora è scrittore e sceneggiatore. Grazie al successo dei suoi romanzi, tutti premiati da critica e pubblico, si è imposto come uno dei grandi nomi della narrativa francese contemporanea, le cui opere sono state tradotte in più di venti lingue.

Per la casa editrice Mondadori ha pubblicato la serie noir del commissario Verhoeven (Irène, Alex, Camille e Rosy & John), nel 2014 Ci rivediamo lassù, vincitore del Premio Goncourt 2013, nel 2016 Tre giorni e una vita, nel 2018 I colori dell’incendio e nel 2020 Lo specchio delle nostre miserie.

Nella collana Scrittori italiani e stranieri, edita da Mondadori, si inserisce il nuovo romanzo dell’autore, Il serpente maiuscolo – titolo dell’opera originale Le serpent majuscule – tradotto da Elena Cappellini.

Si tratta di un romanzo crudo, drammatico e intenso, come può essere la vita, e che l’autore affronta con il distacco di un narratore onnisciente. Lemaitre si situa dentro la materia e non si lascia impressionare dai pensieri oscuri e dai cambiamenti repentini dei propri personaggi, da lui ideati, a immagine di una realtà che spesso sconvolge, stupisce e spaventa.

La narrazione viene fatta precedere da una breve premessa firmata dall’autore stesso, in cui ripercorre brevemente le tappe del suo cammino come scrittore di gialli e noir, citando alcuni titoli del passato e tentando successivamente di offrire al lettore una prospettiva, una chiave di interpretazione dell’opera di cui sta per cominciare la lettura.

A seguito di queste pagine, si apre il romanzo, l’ultimo, come afferma lui stesso, ma in realtà il primo, uno scritto di gioventù, adattato e rivisto,

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