Tre appartamenti

Non è per nulla scontato scrivere una recensione di un libro tecnicamente perfetto. Esistono perfezioni diverse, in letteratura. Quella di Tre Piani, di Eshkol Nevo, è una di quelle perfezioni che dipendono dalla natura dialogica del libro. Nelle tre storie narrate l’autore riporta tre lunghe confidenze che un narratore in prima persona, sempre diverso, effettua nei confronti di un’altra. In tutti e tre i casi il narratore si rivolge al suo interlocutore contando su una base solida, di confidenza totale. Inoltre in tutti e tre i casi della narrazione l’interlocutore è lontano: lontano nel tempo nel primo caso, via lettera a un’amica nel secondo, con una registrazione al marito defunto, nel terzo. Nevo sceglie quindi di giocare, di narrare, sul piano più sornione che si possa immaginare: è inattaccabile. Le narrazioni non possono mai essere messe in dubbio, anzi, in un certo senso l’interlocutore si costruisce man mano che la narrazione evolve, dato che chi racconta sa perfettamente, cioè in anticipo, le reazioni di chi dovrà ricevere quel discorso. Inoltre la complicità è totale anche in virtù delle azioni raccontate. Si tratta di fatti complessi, che comprendono personaggi complessi, sfaccettati, che si muovono in situazioni piene di sfumature. Ci sono errori, momenti retorici, clichées, nelle loro scelte e nel mondo che li circonda. Chi racconta confida nella comprensione dell’altro. La complicità è totale sul piano morale e in esso è circoscritta. La comprensione da parte dell’altro, in questo senso, è la vera protagonista del romanzo. Non è pensabile la sua assenza. In questo l’autore è sicuramente magistrale. Ma proprio qui c’è un eccesso di tecnicismo, se è vero che

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Reality, Giuseppe Genna

Esistono numerose buone ragioni per leggere Reality di Giuseppe Genna. Innanzi tutto occorre precisare che l’autore insegue l’esigenza di raccontare l’esplosione di Covid-19 e del lockdown senza attendere. Lo scrive subito, tra febbraio e fine primavera del 2020, consapevole forse che occuparsene può impedire alle nostre individualità di rifugiarsi o di scappare. Non a caso il sottotitolo (o come ha fatto notare Tommaso Pincio nel post Facebook di Genna del primo luglio dello stesso anno, il «sopratitolo») del libro è «Cosa è successo», ovvero un lavoro che nasce per spiegare il più fedelmente possibile  questo evento epocale che non può non aver modificato percezioni, comportamenti, abitudini più di quanto ciascuno di noi sappia riconoscere.

Fatta la dovuta premessa, Genna non si esime da un certo imbarazzo, da uno smarrimento che è di tutti e suo come primo scrittore che si è occupato del problema mentre, e non dopo, e lo conduce su un piano letterario e universale, sulle dinamiche sociali e sulla politica d’Italia, di Milano, di Bergamo. E non sono escluse riflessioni religiose, mediatiche, cronachistiche. Ma Reality non è un diario della quarantena, come hanno suggerito altri testi usciti di recente e come in effetti era stata comprensibilmente la direzione del mercato editoriale, pur fermo, di quei mesi e anche dopo. Questo è un dato sostanziale per capire come mai l’interesse per questo libro andrebbe decisamente aumentato, prima di tutto perché l’autore passa attraverso sé stesso solo quando è strettamente necessario che accada. Se lo fa non si esime da quello stesso sguardo asciutto, lucido e tagliente che da sempre lo contraddistingue come scrittore.

Genna si fa testimone, che in questo caso

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