Review: Contro l’impegno, Walter Siti

Walter Siti è autore di uno dei più stimolanti incipit, quello di Troppi paradisi. In Contro l’impegno, i primi due paragrafi dell’introduzione fanno capire dove si registrerà il fallimento della censura omologante. La semplificazione diventa un’arma moderna. Funziona sui social, si ribatte in televisione, emerge dal web, nessuno riesce a rimandare la palla in campo attraverso i libri o i giornali o un evento. Chi sono le streghe? Sarà facile e intuitivo mettere insieme? Il contesto, se datato, ha una sua logica? Sono domande elementari e secondarie. Non è la censura del prevenire, è necessario l’asciugare le menti da una possibile contaminazione. Fare propria l’idea che non sia il lettore a dover stabilire cosa sia giusto o sbagliato, il bene e il male, perché tremendamente non in grado con una posta in gioco elementare.

Sempre assicurando che non si vuole censurare ma solo proteggere i fruitori più fragili: nei casi migliori imponendo avvertenze (trigger warning) e obbligando al dibattito, nei peggiori cancellando ciecamente parti di testo, in ossequio a quel politicamente corretto contro cui già tanti intellettuali hanno preso posizione a costo di apparire reazionari ed elitari schizzinosi: mentre si cerca di ribaltare ingiustizie secolari, non si può guardare tanto per il sottile.

Contro l’impegno è sulla letteratura, materia a cui l’autore stesso dice di avere dedicato la vita. Sono più saggi, scritti in momenti diversi, fotografie di perplessità, per il presente testi dove si tende a evocare l’indipendenza mistica dell’arte che si è confusa con il mondo del web, della cronaca, delle politiche, in una sinergia. Il libro di Siti è flessibile, scivola nella critica letteraria, nel ragionamento sulle narrazioni giornalistiche e social.

Pochi mesi dopo di Doten, Bret Eston Ellis si inserisce in quella che è stata chiamata la “Trump era fiction” con il saggio autobiografico Bianco (Einaudi 2019); ma, rovesciando la prospettiva, interpreta l’elezione di Trump come una forma di resistenza dell’America povera e profonda contro “l’epidemia di superiorità morale che ha contagiato una fazione della sinistra”.

Modella su cosa «può sostenere cause etiche e/o politiche senza avvilire le potenzialità conoscitive della letteratura». Cita Vite che non sono la mia di Carrère, Santa Giovanna dei Macelli di Brecht, la Commedia di Dante. Contro l’impegno è un libro ragionante, da leggere con senso critico.



Federico Di Gregorio