Nuove storie: Tre gocce d’acqua, Valentina D’Urbano

Tre persone. Celeste, Pietro, Nadir. Unite e divise. Fratelli e non. Il nuovo romanzo di Valentina D’Urbano, Tre gocce d’acqua, in libreria da oggi primo giugno, edito da Mondadori, ruota attorno a risvolti originali. Celeste e Nadir non sono parenti, hanno lo stesso fratello, Pietro, dell’una da parte di padre e dell’altro da parte di madre. Pietro è grande, dieci anni in più. Quando Celeste, il cui nome è stato suggerito da lui stesso, a otto anni cade e scopre una rara patologia genetica soprannominata «malattia della ossa di vetro», c’è Pietro.

Lucrezia una volta aveva detto che dopo lo sviluppo le mie ossa sarebbero diventate meno fragili, che avrei potuto fare più cose. Non mi aveva detto però che sarebbe successo durante lo sviluppo.

Nadir entra in scena contro chi non è sua sorella. Sembra avere interesse a colpire Celeste nelle sue fragilità. Li devono separare. Si rincontrano quando lei ha tredici anni. Pietro comunica la sua intenzione di partire per il Medio Oriente, inizia una carriera accademica. I tre diventano interdipendenti. Nadir e Celeste si appacificano spinti dalla gelosia e dall’amore per il fratello in comune e dalla malattia di lei. Fino alla scomparsa di Pietro in Siria.

Nadir, come me, non è in grado di amare nessuno, ci siamo contaminati troppo a lungo.

Valentina D’Urbano, al suo settimo romanzo, scrive una storia complessa, con una prosa essenziale e un immaginario da cinematografia.