Sanguina ancora, di Paolo Nori

Che senso hanno pagine e pagine su Fëdor Michajlovič Dostoevskij, nel 2021? Si può parafrasare così l’incipit del nuovo romanzo-biografia dello scrittore emiliano Paolo Nori, dedicato alla letteratura russa e a uno dei suoi più noti esponenti.

Uno scrittore russo, Vasilij Rozanov, descrive Dostoevskij come un arciere nel deserto con una faretra piena di frecce che, se ti colpiscono, esce il sangue.

Nori cerca tra le pagine degli autori migliori, dalla folgorazione per Delitto e Castigo in poi. La Russia del romanzo è quella in cui uno scrittore è una star. Si può bere o mangiare come Tolstoj, restare con gli amici in camera a leggere Gogol come fosse nel contemporaneo una serie Netflix. È un mondo competitivo e realistico. Ma chi è Fëdor Michajlovič Dostoevskij? Un ingegnere senza vocazione, che non può fare a meno della letteratura. Traduce un romanzo ed è un fallimento. Ne scrive uno, Povera gente, ed è un successo. Inizia l’empatia tra le parole e ciò che vive, «succede che anche delle cose che ha scritto, nel passato, si realizzino in futuro». Leggendo prende forma l’idea di un’opera che avvicina la vita dello scrittore russo alla letteratura, quindi a tutti.

Il senso di leggere Dostoevskij io non lo so, so che Dostoevskij, anche se non lo leggiamo, ci ha detto, nelle cose che ha scritto, come siam fatti prima ancora che venissimo al mondo, e poi so, bene o male, cosa è successo a me, quando ho iniziato a leggerlo, Dostoevskij.